De Rossi: “Io, Saviano e Campo de’ fiori”
“Io non sono il classico calciatore come lo intendete voi”. Dice Daniele De Rossi, intervista dal mensile Rolling Stone. “Ultimamente – spiega – già stare a casa con la nutella, le patatine, le briciole che cascano sul divano a vedere un film per me è divertimento”. Quale film? “Vedo di tutto, mi piace anche il film particolare, di nicchia. Due giorni fa ho visto Of gods and men”. Sinossi breve: film francese di monaci trappisti chiusi in un convento in Algeria, assediati dai fondamentalisti islamici, alle prese col problema di andarsene di lì o restare. “Io sarei scappato”, sorride. “Di Saviano ho letto il libro e ho visto il film che hanno fatto. Lui ha aperto un mondo, e lo ha fatto a suo rischio e pericolo. Mi fa pensare quanto si è spinto oltre e non può godersi niente della sua popolarità, persino dei suoi soldi, qualcosa avrà pure guadagnato… Vivere nella paura… io non ne sarei mai stato capace… non penso di essere così coraggioso da riuscire a mettere in discussione tutta la mia vita”. A proposito delle recenti intemperanze in campo, dice: “Il buon esempio? Tutto vero, rispettabilissimo – si fa serio – Ma la domanda è: a chi devo dare il buon esempio? Devo vincere la partita o devo dare il buon esempio? La gomitata a Srna non ci ha fatto vincere, è venuta così, non c’ho pensato, c’ho pensato mentre la stavo dando. C’era uno che mi rompeva le scatole ed è stata una cosa istintiva. La verità è che nel calcio italiano di buon esempi se ne vedono pochi. Guarda solo dove giochiamo, gli stadi sono fatiscenti, i terreni scassati”. Sposato, separato da due anni, una figlia che adora – e per lei si è tatuato un Teletubbies sul braccio con le parole di Favola dei Modà. “Gliela cantavo per addormentarla”. “Da qualche mese abito da solo a Campo de’ Fiori, proprio sulla piazza. – dice – Volevo provare l’esperienza di vivere in centro ed è indimenticabile. Il profumo del mercato, i ragazzi dei banchi, il fornaio. Nessuno rompe le scatole, nessuno si impiccia, ma poi è normale: mi guardano come avrei guardato io da ragazzino un calciatore che veniva ad abitare vicino casa”. Ascolta gli Oasis, Mumford and sons. Da qualche tempo, aggiunge, è “andato in fissa” con Bob Dylan e con “la musica di mio padre e mia madre”.
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