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ESCLUSIVO Chimenti, ex Moda: Musica? Mondo chiuso

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ESCLUSIVO Chimenti, ex Moda: Musica? Mondo chiuso

TIZIANO RICCARDI
Arriva Andrea Chimenti, alla Fnac di Roma, per presentare il suo ultimo album, “Tempesta di fiori” (Santeria/Soffici/Audioglobe), uscito in tutti i negozi di dischi il 30 aprile 2010. Chimenti, già cantante dei Moda negli Anni Ottanta, è uno dei cantautori più interessanti ed eclettici della scena musicale italiana. Un artista vero, che in passato ha collaborato con Piero Pelù, David Sylvian e Mich Ronson. “Sono orgoglioso di aver fatto musica e di non essere mai sceso a compromessi con nessuno”, afferma oggi.
Dai Moda alla carriera di solista: speravi di ottenere di più in questi anni o sei felice di quello che hai raggiunto?
“Sono felice di essere riuscito ad andare avanti in tutti questi anni facendo musica e in particolare la mia musica senza alcun compromesso. Questo è un piccolo successo e spesso me lo ripeto perché i momenti di difficoltà sono davvero tanti e non ci vuole molto ad abbattersi. Non ho mai pensato di sfondare nei grandi numeri, sono consapevole delle scelte che ho fatto e del mondo musicale che ho sempre proposto, ma speravo in qualcosa di più che potesse farmi lavorare con maggior tranquillità. Il nostro è un paese molto strano, che ancora stento a comprendere, dove è difficile vivere di musica fuori dal mainstream. Ho scoperto, negli anni, di possedere una notevole tenacia”.
In passato hai cantato con Piero Pelù, voce dei Litfiba e popolare cantante italiano. Che rapporto ti lega a lui?
“Sono legato a Piero per un trascorso che ci ha visto percorrere strade molto vicine. I Moda con i Litfiba, sono stati due gruppi importanti nella scena rock degli anni ’80. Condividevamo la stessa sala prove, una vecchia cantina in via De’ Bardi 32 a Firenze. Abbiamo collaborato su disco e dal vivo. Ho molta stima di Piero e penso che abbia dato molto alla musica Italiana. Sono curioso di questa reunion dei Litfiba”.
Te la saresti aspettata, questa reunion?
“Sinceramente no. Sono rimasto stupito quando l’ho saputo. Ma sono contento, potrebbe essere una rinascita per loro…forse dopo tanti anni separati, Piero e Ghigo, avranno da dire qualcosa insieme. Staremo a vedere, intanto gli faccio il mio in bocca al lupo con affetto”.
Oltre che con Pelù, hai collaborato con David Sylvian e cantato nel film di Carlo Verdone, “Sono pazzo di Iris Blond”. La soddisfazione più grande della tua carriera?
“La più grande soddisfazione è stata la collaborazione con Mick Ronson, che ha prodotto artisticamente “Canto Pagano”, il secondo disco dei Moda. Mick Ronson (chitarrista e arrangiatore di David Bowie, Lou Reed, Bob Dylan, ndr) era uno dei personaggi mitici della mia adolescenza. Lavorare insieme a lui è stata una grande soddisfazione. Anche la collaborazione con David Sylvian ha voluto dire molto per me. Sono stati incontri speciali che mi accompagneranno per sempre”.
Che mondo è quello della musica italiana?
“Solitamente è un mondo che attende quello che viene creato all’estero per rimasticarlo. Questo avviene spesso, purtroppo. Il nostro è un mondo chiuso a causa delle multinazionali e di chi detiene gli spazi televisivi. Il mondo discografico italiano (parlo delle Majors), per loro stessa ammissione, ha solo tre finestre: San Remo, la De Filippi e X Factor. Fuori da questi tre contenitori, c’è il nulla cosmico. Almeno così credono loro e il bello è che lo credono anche la maggioranza degli italiani. C’è un grande spartiacque tra il mondo delle indipendenti e quello delle multinazionali. Sono due mondi che non comunicano tra loro e credo che la colpa sia di entrambi, ma con maggior responsabilità delle grandi case discografiche. Se aggiungi a tutto questo un paese che continua a fare tagli sulla cultura e che da sempre si è disinteressato dei migliaia di giovani che suonano e che gravitano intorno al mondo dell’arte, completi il quadro generale. Ho lavorato spesso all’estero ed è molto diverso. La Francia, ad esempio, sostiene la sua musica, il loro ministero della cultura è molto attento finanziando nuovi progetti di musica, teatro e danza”.
A proposito dei talent show, invidioso di chi diventa una star affermata in poco tempo?
“Qui ci si ricollega un po’ a quanto detto sopra. Non sono invidioso, se lo fossi rinnegherei venticinque anni di storia e di scelte fatte. Mi dispiace per quei ragazzi che vivono una stagione di notorietà per poi sparire un paio d’anni dopo. Gli show, spesso sono fucine di illusioni e non aiutano i giovani, più facilmente li sfruttano”.
FNAC, GALLERIA COMMERCIALE PORTA DI ROMA (VIA ALBERTO LIONELLO, 201), 13/6, ORE 18.30, INGRESSO LIBERO




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