Di Carlo a Vitadolce.it: “Io, come Pasquino”
TIZIANO RICCARDI
“Mi definisco un Pasquino moderno, un comico coraggioso”. Già, è proprio così, perché Alessandro Di Carlo, come la famosa statua parlante di Roma, non le manda certo a dire, a nessuno. “Ho quarantaquattro anni, sono bello che disincantato”. Se la prende con questa società “senza più idee e ideologie”, con i giovani “senza energia” e con la televisione italiana, “di un intrattenimento avvilente”. Il comico, in scena dal 26 febbraio al 28 marzo, al Teatro dei Comici, con lo spettacolo “Ammazza che robba”, è un fiume in piena, arginato solo da un clacson insistente in sottofondo, che lo esortava ad uscire da un parcheggio, costringendolo ad interrompere la telefonata. E’ andata proprio così.
Partiamo dal titolo del tuo show, “Ammazza che robba”.
“L’espressione è romana, ma come dico sempre onomatopeica, la capirebbe chiunque, anche un eschimese al Polo Nord. Racconteremo i primi dieci anni del nuovo secolo, che se ci pensate sono passati in un attimo. Si parte dal millenium bag e si arriva a Barack Obama. Racconteremo avvenimenti più o meno comici, a modo nostro, senza trascurare anche un po’ di poesia”.
Perché uno dovrebbe venire a vederlo?
“Per passare due ore in allegria e serenità. Ci sarà modo per ridere e riflettere, le emozioni non mancheranno. Per la prima volta mi daranno una mano dei ragazzi molto giovani, i fratelli Brescini, che si sono preoccupati della ricerca degli argomenti su Google. Lo hanno fatto loro, io non sono molto pratico”.
Non hai un buon rapporto con le nuove tecnologie, sembra di capire.
“Mi affido a loro, io preferisco raccontare la vita. Sono un Pasquino moderno, un comico coraggioso, che non teme gli argomenti “scottanti””, un artista che frequenta poco i salotti buoni televisivi, ma preferisce andare sul palco. A contatto con la gente”.
La televisione di oggi com’è?
“Com’è… Ci sono cose molto buone, ma bisogna andare più sul satellite per trovarle. Documentari, ma anche altro. E poi i soliti programmi d’attualità: Ballarò, Annozero, Report. Il resto dell’intrattenimento è avvilente. Non me la prendo con chi fa il tronista, il quale si paga il mutuo andando in tv, ma con quelli che per esprimere un concetto urlano. Non se ne può più. E anche un’altra cosa mi ha colpito di recente”.
Quale?
“Sanremo giovani. Se i giovani hanno quell’energia lì, preferisco stare con mio nonno. Vederli con quelle chitarrine, che cantano quei motivetti, una rottura di palle incredibile. Sono il riflesso della società, dove non esistono più idee e ideologie”.
A proposito di Sanremo e di giovani: il vincitore, Valerio Scanu, è poco più che ventenne.
“Ormai va così, è l’ordine sovvertito delle cose. Un’illusione ottica. Vedi l’oasi nel deserto, ma non vedi niente. Non è acqua, è qualcos’altro. Oggi si arriva senza fare la gavetta. E’ come un gratta e vinci, un biglietto vincente che ti mette a posto per vent’anni. A questo punto grattiamo tutti in questo piattume totale. Ecco perché la gente deve venire a vedere “Ammazza che robba”. Per trovare qualche idea”.
Teatro dei Comici, Palazzo Santa Chiara (Piazza di Santa Chiara 14), info e prenotazioni: 06 6875579
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