IL TACCUINO: Se ti ritrovi a Montespaccato…
PAOLO MARCACCI
Montespaccato: a dirlo così, tutto d’un fiato, come un nome e un cognome appiccicati, senza spazio in mezzo, pare la traduzione di un qualche luogo impervio dell’Arizona o del New Mexico, fra crotali e cactus. In realtà, Via Cornelia parte dall’angolo con Boccea e si srotola come un fiume di palazzine diseguali, casette una volta abusive, cancelletti e piani rialzati. Un inno al condono edilizio che arriva giù, verso il raccordo, l’Aurelia, il Forum, palestra grande come una cittadina. Ti addentri e sembra che il tempo rallenti, che l’eco del caos e degli ingorghi che ululano a Torrevecchia abbia fatto improvvisamente uno sbadiglio: si diradano i numeri civici, scompaiono le griffe di abbigliamento e le agenzie immobiliari, si materializzano baretti come quello di “Thelma e Louise”, fornai, pizza a taglio con l’immancabile kebab, un negozietto di caccia e pesca che ha ancora la parola “armeria” contenuta n qualche punto dell’insegna artigianale. L’edicola sta giù in fondo, verso lo slargo della piazza, poco prima della chiesa; l’osteria che troneggia nel mezzo ha l’aria di essere lì da generazioni, quelli non mettono la panna nella carbonara,verrebbe da dire. Tute blu da carrozziere o meccanico appannano i vetri all’ora di pranzo, mani sporche e un numeretto in mano, mortadella e provolone, soppressata e Tavernello. Buste della spesa, chiacchiere per strada di chi si conosce da una vita, un dedalo di casette da presepe che si disvela se arrivate appena dietro la piazza, qualcuno c’ha incastrato un orticello, ancora si può da queste parti. Melanina africana e occhi chiari di Moldavia, forzato melting pot che procede di necessità in virtù. Suv e piumini firmati sono per lo più di passaggio, quello che si ha lo si riserva alle Nike per i ragazzini e alle loro tute del Chelsea o del Liverpool, per il resto ci si accontenta. Quando il sole batte sui vecchi muri, sulle loro chiazze sgretolate, quando un gruppo di operai festosamente lancia al cielo l’intercalare dell’ennesimo mortacci tua, allora ti senti anche tu un po’ di Montespaccato, incredulo del bello che può nascondere la parola borgata.
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