Chiabotto sexy al Chiambretti Night Clamoroso: Bettarini torna a giocare

IL TACCUINO: Metti una mostra al Vittoriano

0 commenti


IL TACCUINO: Metti una mostra al Vittoriano

PAOLO MARCACCI
Una mostra al Vittoriano, dietro Piazza Venezia: paghi il biglietto quasi quanto un etto di tartufo bianco, pensi subito al sollievo che i caloriferi ti daranno dopo il freddo siberiano del centro di Roma in questi giorni, invece il microclima interno, che stroncherebbe anche un’iguana a causa delle vampate, ti secca subito le fauci e ti rende insopportabile il cappotto, che porterai in mano per tutti e due i piani in cui si dipana la mostra. Algide hostess e inservienti con cipiglio da Minasse orribilmente ringhiano, sempre pensano che tu sia lì lì per scavalcare la cordicella e fiondarti ad imbrattare le inestimabili tele con una bomboletta spray o allungare le mani per toccare le tette di qualche scultura. “Dadaismo e Surrealismo” si intitola la mostra, ovvero Dalì, Duchamp, un certo De Chirico, Magritte, Man Ray e altri innovatori primonovecenteschi, avanguardisti come Marinetti ma non guerrafondai, alla ricerca di nuovi codici, di commistioni fra linguaggi artistici, di sperimentazione. Le opere più celebri: l’orinatoio da parete capovolto e immaginato come una fontana da Duchamp e la ruota di bicicletta di Ray. Riguardi intorno con aria assorta, fingi un cupo interesse, in realtà di senti come Erminia e Giacinto ne “Le vacanze intelligenti”, quando i figli li spediscono alla Biennale di Venezia. Tutt’intorno, facce assorte, occhiali in punta di naso che periziano un pezzo di cordicella incollato ad un cartoncino o una scultura fatta solo di grucce appendiabiti. Ti sembra che solo tu non capisca l’inestimabile valore di tali creazioni, anzi non capisci proprio una mazza, a dirla tutta. Più di un vegliardo, sempre vestito da Bohemien ma col Rolex d’ordinanza, illustra le opere alla ragazzetta coi glutei siliconati che si porta appresso. Arriva una comitiva di amiche, un po’ più rumorose della media, cominciano a scrutare intorno poi una sbotta: “Ma che me rappresentano ‘ste cose? Ma che è ‘na presa pe’ ‘r culo?” e senti di non essere più l’unico abitante di un pianeta sconosciuto. Il secondo piano allora lo percorri più in fretta, sicuro che le buonanime di Dalì e soci ti perdoneranno e già cominci a pensare alla ventata gelida che tra qualche minuto ti risveglierà dal torpore artistico.




Condividi su Facebook   ... o su: Twitter, GMail, FriendFeed, Live, OKnotizie...

Comments are closed.